In 3 giorni si sono succeduti oltre 40
appuntamenti, più di 100 protagonisti hanno contribuito a realizzare un
grande racconto sull'arte e sulla contemporaneità, e ne sono stati essi
stessi ascoltatori, partecipando agli incontri del festival insieme a
un pubblico che ha costantemente affollato gli eventi in programma.
Il
festival aveva preso il via venerdì con due delle figure di riferimento
più influenti sul pensiero dell'arte contemporanea, come Dan Graham e
Germano Celant, e si è concluso con due giovani, ma già affermatissimi,
protagonisti dell'arte italiana nel mondo come Francesco Vezzoli e
Massimiliano Gioni, "un finale di partita" - ha affermato Angela
Vettese - " che è anche un inizio di speranza per il nostro Paese, per
non piangerci addosso ma essere fieri di noi".
Tanti i temi affrontati nel corso dei tre giorni, a dimostrazione della capacità dell'arte di catturare la realtà che ci circonda, di creare relazioni con quello che è altrove e altro da noi, di raccontare il presente mentre sta diventando futuro.
Per Pier Luigi Sacco "la partecipazione ottenuta dal festival è l'espressione di una domanda molto precisa di un altro modo di coinvolgere le persone sulla cultura" mentre "la risposta della città, che da domani proseguirà il suo percorso per far emergere il talento e la creatività del territorio, è stata una grande scoperta che le ha fatto guadagnare tanti nuovi amici". Angela Vettese ha salutato il pubblico del festival con tre promesse per il prossimo anno: qualche immagine in più da parte degli artisti, portare a un livello ancora più alto i contenuti e una maggiore internazionalizzazione, per proseguire nella sfida di portare qui il maggior numero possibile di persone che "fanno l'arte" e fare del festival uno dei punti di riferimento più importanti della riflessione sull'arte contemporanea. Carlos Basualdo ha sottolineato l'importanza di creare nel nostro Paese delle situazioni di accoglienza, in cui realizzare incontri, ma anche scontri, spontanei attorno all'arte contemporanea.
La città di Faenza, come aveva auspicato il Sindaco Claudio Casadio all'apertura del festival, è stata un vero e proprio "contenitore attivo" di questo racconto, rispondendo con grande entusiasmo ed energia allo "shock culturale" generato dal festival. Proprio il rapporto col territorio è infatti uno dei fattori distintivi di questo nuovo festival, che non per caso è nato a Faenza, una città che, con il progetto Moto d'idee - Faenza verso il distretto culturale evoluto, sta scommettendo sulla cultura come orizzonte di sviluppo per il territorio e per le nuove generazioni.
Nella chiusura dell'evento il Sindaco, dopo aver ringraziato il comitato scientifico, l'organizzazione, goodwill e tutti i volontari, che con il loro lavoro hanno costituito una straordinaria sorpresa di questo festival, ha sottolineato proprio "l'approccio positivo con cui la città ha colto il senso del festival". "Elevare il livello culturale- ha affermato il Sindaco - ci aiuta ad elevare il senso di civiltà, per questo da domani dobbiamo lavorare perché il clima di affetto dimostrato dalla città in questi giorni si consolidi e diventi il clima di tutti i giorni, per rispondere al vortice di paure che in questo momento vive la nostra società. Quello che era un auspicio, C you 09, per me oggi è una certezza: quella di ritrovarsi qui il prossimo anno per questo importante appuntamento".